Fangoterapia

Nella tradizione termale italiana, e non solo, i fanghi sono una delle terapie più note e affascinanti.

Nei singoli centri termali annessi ad ogni hotel di Abano e Montegrotto la Medicina Termale che si avvale del fango e dell’acqua termale è impiegata nel trattamento e nella prevenzione di una vasta gamma di patologie. In particolare la fangoterapia agisce sull’artrosi, l’osteoporosi, i reumatismi, i processi infiammatori primari ed è un riconosciuto strumento di riabilitazione in caso di postumi di fratture e lesioni traumatiche. Grazie ai suoi effetti curativi l’acqua termale si utilizza anche per guarire le malattie del sistema respiratorio. Negli hotel con centro benessere da noi proposti, ogni tipo di attività curativa termale si svolge sotto la sorveglianza e la responsabilità di direttori sanitari e personale specializzato.

COS’È

Il fango curativo delle Terme Euganee è un composto formato da una parte di argilla (parte solida), miscelata con una componente microbiologica, entrambe disciolte in acqua salso-bromo-iodica litiosa. Questo prodotto è il risultato di un processo di maturazione che si svolge nell’arco di 60 giorni all’interno di speciali vasche in continuo contatto con l’acqua termale. In questo modo, con un processo assolutamente naturale, si sviluppano delle microalghe che insieme alla componente fisico chimica conferiscono ai fanghi di Abano Terme e Montegrotto Terme le loro peculiari caratteristiche terapeutiche.

L’applicazione del fango termale maturo è un metodo di trattamento delle malattie reumatiche in fase non acuta, molto diffuso e riconosciuto per la sua efficacia nella risoluzione della sintomatologia dolorosa e per il contenimento della reazione infiammatoria che accompagna il processo di deterioramento della cartilagine. È un trattamento naturale che aiuta anche le persone che soffrono di malattie delle articolazioni quali l’artrosi e l’osteoporosi.

L’impegno costante del Centro Studi Termali “Pietro d’Abano” attraverso lo studio approfondito dei componenti primari della risorsa termale e sistematiche ricerche sulla medicina termale e sugli effetti della fangoterapia, garantisce l’assoluta qualità delle cure effettuate e la loro valenza scientifica e terapeutica.

L’applicazione del fango richiede una sostanziale integrità delle funzioni cardiocircolatorie e renali. In caso contrario, sono previste applicazioni parziali di fango in modo da sottoporre il corpo ad un impatto più contenuto. La fangoterapia è comunque esclusa per soggetti affetti da scompenso cardiaco, da cardiopatia ischemica, da vasculopatia cerebrale e periferica grave, da nefropatie con insufficienza renale. Altre controindicazioni sono riscontrabili in caso di TBC, nella fase acuta di malattie a carattere infiammatorio, nell’epilessia, nell’ipertiroidismo e nei tumori maligni. Si deve inoltre evitare l’applicazione del fango in presenza di varici venose degli arti inferiori specie se aggravate da complicazioni quali flebiti e ulcere, in gravidanza e nei primi giorni del flusso mestruale. Nessuna controindicazione nell’applicazione del fango in sede di protesi metalliche articolari, né di placche a vite per osteosintesi.

UTILIZZO

I fanghi termali si utilizzano per azione esterna. Si applicano cioè spalmandoli sul corpo e sfruttandone l’azione diretta. Questi cicli di cura si praticano a digiuno in cabine individuali, predisposte per la reazione, o, nel caso delle Terme Euganee, la reazione si effettua in camera, dal momento che ciascun albergo ha al suo interno lo stabilimento termale.

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La seduta di fangoterapia (meglio sarebbe definirla fangobalneoterapia) si compone di 4 momenti terapeutici:

1. Spalmatura: il fango caldo viene applicato mediante spalmatura sulla pelle per uno spessore di circa 5-10 cm e mantenuto per circa 20 minuti. Riguardo all’estensione della fangatura questa può essere a “tutto corpo” (restano liberi la testa, la regione anteriore del collo e del torace, i genitali e spesso un arto superiore), a “mezzo corpo”, ad uno o più arti.

2. Bagno termale: dopo l’applicazione del fango, si effettua una breve doccia di risciacquo, sempre con acqua termale, e si procede quindi all’immersione nell’acqua termale ad una  temperatura di 37°-38°C per una durata di circa 10/15 minuti.

3. Reazione sudorale: al termine del bagno, il soggetto, asciugato con biancheria calda, viene sistemato a letto, ben coperto per facilitare la “reazione”, indotta dalla fangobalneoterapia, che si protrae per almeno mezz’ora/un’ora.

4. Massaggio ad azione tonificante: costituisce l’ultima parte della seduta, estremamente utile per favorire il rilassamento muscolare e nervoso.

Il rispetto delle varie fasi è assolutamente indispensabile per garantire l’efficacia della fangobalneoterapia.
Queste applicazioni devono essere ripetute quotidianamente per dodici giorni con un giorno di intervallo (o diversamente secondo la prescrizione del medico termalista).

STUDI

Prima dello studio di Punzi e Cozzi (Università di Padova), e dei lavori scientifici pubblicati nel 2003 dal Centro Studi “Piero d’Abano”, si pensava che i benefici della fangoterapia fossero esclusivamente la conseguenza dell’applicazione del calore sulle articolazioni. Invece nel lavoro suddetto i ricercatori sono riusciti a dimostrare un effetto anti-infiammatorio delle applicazioni di fango e di acqua termale, che ha consentito, nei pazienti studiati, un miglioramento significativo, con una persistenza dei risultati nei sei mesi successivi, consentendo di ridurre drasticamente l’uso di farmaci antinfiammatori.

A CHI È INDICATA

La fangoterapia è indicata a quanti soffrano di artrosi ed osteoporosi. Tutte le forme artroreumatiche infiammatorie e degenerative trovano un indiscutibile giovamento nelle cure con i fanghi termali di Abano e Montegrotto Terme. Particolarmente interessante è il beneficio che ne traggono i reumatismi extra articolari generalizzati e localizzati (fibromialgie, reumatismo muscolare, periartrite della spalla, borsiti aponeurositi e fasciti).

CONTROINDICAZIONI

La naturalità di queste terapie rende le controindicazioni limitate a condizioni particolari e sicuramente molto meno rischiose rispetto alle terapie farmacologiche. La fangoterapia non è consigliata in caso di cardiopatie severe o scompensate, epilessia, tromboflebite, insufficienza respiratoria, gravi nefropatie croniche e, ovviamente gravidanza. È sicuramente indispensabile una prescrizione precisa ed il controllo del medico termalista. In ciascuno stabilimento termale è a disposizione un direttore sanitario che segue la cura dell’ospite.



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