Malattie Respiratorie Croniche

La Broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e terapia relativa

malattie-respiratorie-croniche_1La BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva) è una delle malattie croniche in assoluto più importanti sia per la sua diffusione, sia per le conseguenze da cui è gravata. Caratterizzata da un’ostruzione irreversibile o solo parzialmente reversibile delle vie respiratorie,  si manifesta con una difficoltà di respiro che tende a peggiorare con il trascorrere del tempo, accompagnata da tosse e catarro. In genere si parla di BPCO quando i sintomi sono presenti per almeno 3 mesi all’anno per 2 anni consecutivi. (OMS)
In Italia la malattia colpisce circa il 5% della popolazione generale,  arrivando a percentuali del 20% nelle persone al di sopra dei 60 anni; inoltre, contrariamente a quanto accade per altre patologie, è in continua crescita, tanto che oggi rappresenta la quarta malattia cronica in ordine di frequenza dopo l’artrosi, l’ipertensione e le malattie allergiche. Ciò che più preoccupa è la mortalità da cui è gravata. Anche questa è in controtendenza rispetto ad altre condizioni cliniche: infatti, mentre fra il 1965 e il 1998 la mortalità per coronaropatia è diminuita del 59%, quella per infarto del 64% e quella per le altre malattie cardiocerebrovacolari del 35 %, nel caso della BPCO c’è stato un incremento del 163%. Si calcola che la BPCO faccia ogni anno circa un milione di vittime nel mondo, di cui 18 mila in Italia. Ciò significa che ogni giorno nel nostro Paese fra le 50 e le 60 persone, vale a dire 2-3 all’ora,  muoiono a causa della BPCO.

malattie-respiratorie-croniche_2Fra il 70 e l’80% dei malati di BPCO è rappresentato da fumatori. Un dato che non sorprende: il fumo di sigaretta rappresenta senza dubbio la principale causa della malattia, assieme all’inquinamento atmosferico e quello “indoor” dovuto al fumo passivo e, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, alla combustione in ambiente domestico. Accanto a una rara forma genetica, dovuta a un deficit nella produzione di una particolare proteina, esiste una certa differenza nella predisposizione individuale ad andare incontro alla malattia, fatto che spiega perché non tutti i fumatori sono condannati a sviluppare la BPCO.
Estremamente importante è la diagnosi precoce della malattia che può essere fatta con un semplice esame, la spirometria grazie alla quale è possibile misurare la quantità di aria introdotta ed espulsa nei polmoni e il tempo impiegato per farlo. Ciò consente di riconoscere l’eventuale presenza di una diminuzione del calibro delle vie respiratorie che comporta un’ostruzione al flusso dell’aria e anche di verificare la possibilità di risolvere l’ostruzione con la somministrazione di farmaci. A differenza di quanto accade per l’asma, infatti una caratteristica tipica della BPCO è la non completa reversibilità dell’ostruzione.
Qualsiasi persona che riferisca una difficoltà di respiro, ma anche chi lamenta tosse persistente con catarro, soprattutto se si tratta di un fumatore, dovrebbe rivolgersi al medico. Purtroppo infatti troppo spesso la diagnosi viene ritardata per il fatto che i sintomi vengono sottovalutati dal paziente che tende a considerarli il tributo da pagare al vizio del fumo. In realtà una diagnosi precoce è fondamentale perché consente di mettere in atto le strategie che permettono di prevenire l’aggravarsi della malattia e di gestirne i sintomi con un conseguente miglioramento della qualità di vita del malato. Il primo suggerimento è senza dubbio rappresentato dall’astensione assoluta dal fumo, ma esistono anche altri interventi di prevenzione che hanno dimostrato tutta la loro importanza. Altre misure fondamentali sono rappresentate dalla regolare esecuzione della vaccinazione antinfluenzale. Sono ormai innumerevoli gli studi che documentano l’importanza di questa misura, così come altri studi confermano l’utilità della vaccinazione anti-pneumococcica. L’esecuzione di quest’ultima è importante per offrire una protezione al paziente con BPCO in quanto, aiutando a prevenire le riacutizzazioni, contribuisce a contrastare la progressione della malattia. Il ricorso alla vaccinazione anti-pneumococcica riduce inoltre per il paziente il rischio di polmoniti. Una ricerca condotta alcuni anni fa negli Usa su una popolazione di anziani affetti da BPCO (1) indica per esempio come la vaccinazione anti-pneumococcica fosse  in grado di ridurre l’ospedalizzazione per polmonite complessivamente del 43 per cento e la moralità del 29 per cento, con un vantaggio che veniva a sommarsi a quello della vaccinazione antinfluenzale. Il ricorso alla vaccinazione consente infatti di ridurre il rischio di complicazioni infettive che costituiscono uno degli elementi responsabili delle riacutizzazioni. Queste ultime rappresentano un’altra delle caratteristiche della malattia e possono costituire dei momenti di particolare gravità che rendono spesso necessario il ricovero del paziente. Per limitare il rischio è dunque opportuno, accanto alle vaccinazioni, che il paziente conduca una vita “sana”, evitando l’esposizione a fumo, ma facendo anche attenzione all’inquinamento atmosferico, magari evitando di uscire  nei giorni in cui l’aria è peggiore. È inoltre importante che segua scrupolosamente le terapie prescritte, anche perché si è osservato che uno dei fattori responsabili degli sbalzi della sintomatologia clinica è rappresentato proprio dall’irregolarità nel seguire la terapia per BPCO.



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